Negli ultimi giorni diversi titoli parlano di “migliaia di router violati” da hacker russi. La notizia è reale, ma va letta nel modo giusto.
A lanciare l’allarme è il centro nazionale per la sicurezza informatica del Regno Unito, che ha pubblicato un rapporto su una campagna attribuita ad APT28, gruppo legato all’intelligence militare russa e noto anche come Fancy Bear (fonte wikipedia).
Alcuni media hanno raccontato la vicenda come un attacco appena avvenuto. In realtà, il documento descrive un’attività in corso da tempo, osservata tra il 2024 e il 2026, che solo ora viene resa pubblica e spiegata nel dettaglio.

Il punto chiave: non attaccano il computer, ma il router
La particolarità di questa operazione è che non prende di mira direttamente PC o smartphone. Il bersaglio è il router, cioè il dispositivo che gestisce tutta la connessione Internet.
Una volta entrati nel router, sfruttando falle di sicurezza o software non aggiornato, gli attaccanti modificano alcune impostazioni tecniche. In particolare intervengono sul sistema DNS, che è quello che traduce gli indirizzi dei siti nel loro “indirizzo reale” su Internet.
Da quel momento, senza che l’utente se ne accorga, il traffico può essere deviato.
Navigare “normalmente”, ma sotto controllo
Il meccanismo è difficile da percepire perché la connessione continua a funzionare. I siti si aprono, le email arrivano. Ma quando si accede a servizi sensibili, soprattutto login e posta elettronica, può succedere qualcosa di diverso.
La richiesta viene intercettata e fatta passare attraverso server controllati dagli hacker. In alcuni casi l’utente può finire su pagine identiche a quelle originali, inserendo le proprie credenziali senza sospettare nulla.
È così che vengono raccolti password e dati di accesso, anche senza attaccare direttamente il servizio online. Essere scoperti rischia di compromettere il meccanismo di raccolta e conservazione.
Non è un attacco “mirato”, almeno all’inizio
Uno degli aspetti più importanti, e spesso frainteso, è che questa operazione non parte con un bersaglio preciso.
APT28 compromette un numero molto ampio di router vulnerabili in tutto il mondo. Solo dopo, analizzando il traffico, seleziona gli utenti più interessanti dal punto di vista informativo.
Questo significa che molti dispositivi possono essere coinvolti anche senza essere l’obiettivo finale.
Quali router sono coinvolti
Dai dati disponibili emerge un elemento abbastanza chiaro: molti dei dispositivi colpiti sono router TP-Link, una marca molto diffusa nelle case.
Non sono però gli unici. Le analisi parlano anche di dispositivi MikroTik e, in precedenza, di altri brand.
Il punto non è tanto la marca, quanto una condizione comune:
router non aggiornati o con vulnerabilità note.
Cosa significa, in concreto, per chi legge
Il messaggio più importante è semplice: il router è spesso l’anello più debole della sicurezza domestica e aziendale.
Non è un dispositivo a cui si pensa spesso, ma da lì passa tutto. E se viene compromesso, il problema non riguarda un singolo computer, ma l’intera rete.
Per questo gli esperti insistono su alcune pratiche basilari: aggiornamenti regolari, password non predefinite e attenzione alle impostazioni esposte su Internet.
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Libero professionista classe 1987. Mediattivista dal 2003. Crea tutorial pratici per operazioni online, testati passo-passo e documentati con screenshot reali dal 2020. Fondatore del canale YouTube LoFaiOnline e di Archiviotruffe.it.
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