Sui social network la maggior parte di persone non riesce più a distinguere se un contenuto è generato da intelligenza artificiale o reale, anche con la notifica “AI”. Video di ogni genere: divertenti, macabri, spaventosi, hard. Ce n’è di qualsiasi tipo.
Fai attenzione, mentre scrolli, se scrolli, a dove ti soffermi. Questo basta all’algoritmo per registrarti come interessato a quel contenuto e alle etichette che il sistema gli assegna. Da li in poi nel tuo “profilo” sarà registrato questo interesse, insieme a tutti gli altri parametri, per personalizzare la tua esperienza. Si chiama profilazione.

Spoiler: rifiutare i cookie non ti salverà
Questo serve non solo per creare dipendenza dallo scrolling, a causa del piacere provato dal trovare contenuti che catturano l’attenzione, ma anche a indirizzare acquisti e scelte. E i famosi Cookie sono solo una piccolissima parte del modo in cui queste aziende studiano gli utenti per fini diciamo commerciali.
I dati raccolti infatti sono di qualsiasi tipo. Pensate che l’algoritmo registra e associa all’utente anche parametri come la larghezza dello schermo e altre informazioni disponibili sul dispositivo per riconoscerti e profilarti anche se non hai dato esplicitamente qualche tipo di consenso. Si chiama Fingerprinting.
A conferma di questo puoi leggere uno studio del FTC (Federal Trade Commission USA) del 2024 che ha evidenziato come, oltre al raccogliere qualsiasi dati in qualsiasi modo, in molti casi è anche difficile, se non impossibile, richiederne la cancellazione.
Questo non significa che qualsiasi sito raccolga dati, anzi, molti cercano di seguire scrupolosamente le linee guida delle autorità per non incorrere in sanzioni. Ma molti, compreso questo, hanno.. le pubblicità.
La pubblicità inganna
Su quasi qualsiasi sito visiti, sono presenti pubblicità. In alcuni casi troppo invasive, in altri quasi parte naturale della pagina e quindi non percettibili come tali. Ci sono delle regole ferree da rispettare per chi ospita le pubblicità, perché si viene pagati per i click ricevuti.
Queste regole esistono anche per chi paga per pubblicizzarsi, ma con controlli e parametri diversi, che portano spesso anche la rete mondiale più grande di Ads pubblicitari online, cioè Adsense di Google, a pubblicare su siti terzi annunci che violano le norme se non addirittura dannosi per gli utenti.
Ti stai chiedendo questo cosa centra con la profilazione? Te ne parlo perché sono strettamente collegati. Le tecniche di profilazione sono state affinate principalmente per scopi pubblicitari. Questi contenuti, inseriti nel codice dei siti, richiamano servizi esterni che leggono i dati disponibili dell’utente che visita il sito, allo scopo di profilarlo e personalizzare l’annuncio pubblicitario.
E tutto questo da qualche anno, sempre più vertiginosamente, è associato, coadiuvato e generato da vari tipi di intelligenza artificiale. Che elabora 1000 volte più veloce di un umano, trovando soluzioni anche forzate per raggiungere lo scopo secondo le indicazioni.
Senza dilungarmi troppo su questo, cito due notizie recenti in cui l’AI ha fatto qualcosa di strano.
Nel luglio 2026, durante valutazioni interne di sicurezza informatica, modelli di OpenAI hanno aggirato controlli che avrebbero dovuto isolarli da Internet, sfruttando vulnerabilità dell’infrastruttura e raggiungendo sistemi esterni. Gli agenti hanno anche trovato modi per comunicare tra loro attraverso canali non previsti.
Il 9 ottobre 2026, Anthropic ha descritto altri comportamenti imprevisti durante test e valutazioni dei propri modelli: tra questi, l’esecuzione di comandi sfruttando una vulnerabilità software e l’invio di una segnalazione falsa attraverso un sito reale relativo a un caso di omicidio. La segnalazione è stata individuata come spam e non è stata elaborata dalle autorità come una segnalazione valida.
E se anche in questo caso non è immediato il collegamento con la profilazione ti chiedo: cosa può fare un AI a cui chiedo di profilare qualsiasi utente al massimo livello quando visita un sito? E questo sta già succedendo. Miliardi di Bot AI scansionano il web, e altrettanti strumenti mossi da intelligenza artificiale elaborano metriche commerciali e strategie di mercato studiando le abitudini e reperendo dati ovunque. A una velocità impensabile per un umano.
Per non parlare di quanto poi, oltre al conoscere le abitudini di una persona, sempre grazie all’intelligenza artificiale si passi a produrre contenuti costruiti ad hoc per ingannare l’utente profilato, come l’ecclatante caso della truffa a Fideuram del vocale WhatsApp con voce clonata.
Come provare a mettersi in salvo
Le truffe sul web sono di vario tipo, e ne abbiamo raccontate tante nell’archivio truffe. La profilazione però è un passo più avanti. Consente di studiare le abitudini, la personalità, l’attività sociale ed economica. Permette di raffinare e personalizzare non solo le pubblicità e gli acquisti, che basterebbe già per sentirsi truffato, ma anche le truffe vere e proprie.
Nel mondo sono nate centinaia di commissioni, associazioni, consigli e altre forme di organizzazioni per il controllo e la gestione del traffico dei dati online. In alcuni casi sono stati presi provvedimenti a tutela degli utenti, in altri sono state fatte grosse azioni legali contro i colossi del web, generando anche risarcimenti milionari o addirittura miliardari per utenti, aziende e stati.
Nessuno vuole buttare lo smartphone e trasferirsi in una capanna nei boschi. Internet ci serve ogni giorno per lavorare, pagare le bollette e sentire gli amici. Però possiamo smettere di servire la nostra vita su un piatto d’argento a questi sistemi.
Qualche mossa concreta per complicargli la vita:
- Smetti di addestrare l’algoritmo
Pensa che qualsiasi cosa fai online genera una traccia che potrebbe essere usata, anche, contro di te. Più tempo passi inutilmente ad esempio a scrollare su un social, più gli suggerisci cosa ti piace e come fare a intrattenerti. Genera una vera e propria dipendenza riconosciuta.
- Rivaluta gli strumenti che usi per navigare
Ci sono browser e app, come Chrome, ma anche Edge, che espongono notevolmente l’attività dell’utente online. Mentre altri sono più incentrati sulla privacy, e limitano, o cercano di limitare, il tracciamento di terze parti. Alcuni esempi sono Firefox, Brave, Duck Duck Go. Valuta quale usare in base al livello di protezione che vuoi avere.
- Metti uno scudo al browser
A prescindere dal browser che utilizzi per navigare, puoi installare un estensione che ti protegga dal tracciamento. Ce ne sono di vario tipo, e non mi sento di consigliartene una piuttosto che un altra. Basta che vai sulle estensioni o componenti aggiuntivi del browser e poi cerchi “Tracker privacy”. Valuta in base alle proposte quale soluzione è più adatta alle tue esigenze.
- Basta con il tasto “Accedi con Google o Facebook”
Molti siti che prevedono la registrazione offrono la possibilità di farlo tramite servizi esterni. Tra i più usati ci sono senza dubbio i famosi Accedi con Google e Accedi con Facebook. Ne esistono però altri, come Accedi con Apple ID, con Instagram, ed altri personalizzati a seconda del settori di riferimento.
Questo è uno dei metodi che più contribuisce alla riuscita della profilazione. Da evitare. Registrati con la mail e la password. - Conosci i tuoi strumenti
Non mi stancherò mai di dirlo: la conoscenza è l’unica arma a nostra disposizione. Cerca di essere consapevole di cosa è internet e come funziona, informandoti. Ricorda che quando qualcosa va online, è poi difficile da rimuovere, e ogni azione che si svolge è in un modo o in un altro rimasta registrata da qualche parte. Non privarti dei vantaggi che può offrirti, se ce ne sono, ma impara a usare al meglio quello che hai per farlo in sicurezza. A volte basta davvero poco.
Ogni giorno utilizziamo social network, motori di ricerca e siti web senza sapere davvero quante informazioni lasciamo dietro di noi. Pensiamo di scegliere liberamente cosa guardare, leggere o acquistare, ma una parte crescente della nostra esperienza online è organizzata da sistemi che cercano di prevedere i nostri comportamenti e influenzare le nostre decisioni.
La truffa più grande del web non è necessariamente una singola frode. È un sistema nel quale la nostra attenzione, le nostre abitudini e i nostri dati sono diventati una merce. Noi siamo una merce. E ci stanno truffando.

Libero professionista classe 1987. Mediattivista dal 2003. Crea tutorial pratici per operazioni online, testati passo-passo e documentati con screenshot reali dal 2020. Fondatore del canale YouTube LoFaiOnline e di Archiviotruffe.it.
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