Una sentenza senza precedenti scuote le fondamenta della Silicon Valley. Come riportato da NBC News, una giuria ha emesso un verdetto di condanna contro Meta (Facebook/Instagram) e Google (YouTube), ritenendoli responsabili della dipendenza patologica sviluppata da una ragazza di vent’anni.

Il caso: quando l’algoritmo diventa un pericolo
Non chiamatela solo una multa, perché questa è una rivoluzione che parte dal basso. Una giuria americana ha appena messo nero su bianco quello che molti di noi sospettavano da tempo: gli algoritmi di Meta e Google non sono semplici strumenti neutri. Sono stati progettati scientemente per creare dipendenza, arrivando a causare danni biologici reali a una ragazza di soli vent’anni.
La vicenda racconta una storia di fragilità sfruttata dal profitto. La giovane protagonista, che ha iniziato a usare questi social a soli 6 anni, ha visto la propria adolescenza scivolare in un vortice di disturbi alimentari, ansia e depressione, alimentati da un sistema di raccomandazioni che non ha mai smesso di proporle contenuti assuefanti e tossici. La giuria non ha avuto dubbi: le piattaforme erano consapevoli dei rischi, ma hanno scelto di ottimizzare il tempo di permanenza degli utenti a ogni costo, ignorando le conseguenze sulla salute mentale.
Il tribunale di Los Angeles e la giuria hanno condannato Meta e Google al pagamento di un risarcimento di 3 milioni di dollari totali (2,1 Meta e 900 mila Google). La richiesta dell’accusa però era di oltre un miliardo di dollari e gli avvocati promettono battaglia su più fronti.
I due colossi del web, tramite alcuni portavoce, fanno sapere che non sono d’accordo, perché si tratta di un discorso più ampio e complesso. Reputano di essere un capro espiatorio e faranno ricorso.
Fine dei giochi per i colossi del web?
Questa sentenza segna la fine dell’impunità per i giganti della Silicon Valley. Se fino a ieri potevano trincerarsi dietro la scusa del “noi diamo solo la piattaforma, l’uso che ne fate è vostro”, oggi un tribunale sancisce che la progettazione stessa del software può essere dolosa. È un colpo durissimo al modello di business basato sul “sequestro dell’attenzione”. Dove ogni secondo passato a scrollare vale oro per gli inserzionisti, anche se quel secondo sta distruggendo la vita di un adolescente.
Con LoFaiOnline e altri progetti osservo questa evoluzione con un occhio estremamente critico. L’intelligenza artificiale che oggi ci promette mari e monti è la stessa che, per anni, è stata addestrata per mappare le nostre debolezze e trasformarle in clic. Non basta una sanzione milionaria per cambiare la cultura aziendale di chi considera l’essere umano un semplice “prodotto” da spremere.
La vera difesa, oggi più che mai, non arriverà da una nuova impostazione della privacy. Dipenderà dalla nostra capacità di riprenderci il controllo del nostro tempo. Di scegliere fonti indipendenti e spegnendo, finalmente, quel flusso ipnotico che altri hanno deciso per noi.
Le sanzioni sono briciole, il cambiamento deve partire dagli utenti.
Passare tanto tempo davanti ai dispositivi inoltre, arreca danni anche fisici, tra cui agli occhi. Se proprio non puoi evitare di stare a lungo davanti agli schermi, ad esempio perché è il tuo lavoro, valuta l’acquisto di dispositivi di protezione, come questi occhiali che filtrano la luce blu.
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Libero professionista classe 1987. Mediattivista dal 2003. Crea tutorial pratici per operazioni online, testati passo-passo e documentati con screenshot reali dal 2020. Fondatore del canale YouTube LoFaiOnline e di Archiviotruffe.it.
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